Ritrovare il corpo e la sessualità dopo il cancro

Chemio e radioterapia, ma anche le terapie ormonali possono causare rush cutanei, secchezza vaginale e altri disturbi che minano la vita sessuale. Ma le soluzioni ci sono a cominciare dalla scelta dei detergenti e della biancheria intima giusti e da un laser che stimola la formazione di collagene

Non solo la pelle, ma anche gli organi genitali e di conseguenza la sessualità possono risentire degli effetti che le terapie oncologiche hanno sul corpo dei pazienti. Disturbi come atrofia vaginale, incontinenza, difficoltà o impossibilità ad avere rapporti sessuali sono conseguenze frequenti del trattamento dei tumori femminili con ormonoterapia, chemioterapia e radioterapia. Ma non è una “tassa” da pagare senza nemmeno provare a combattere. Se ne è parlato nel corso della VI edizione del Board Scientifico “Il Corpo Ritrovato”, il gruppo di dermatologi che si occupa dei danni causati dalle terapie oncologiche.

Il ruolo del dermatologo. Quando si tratta di disturbi della sfera sessuale il primo medico a cui si pensa è il ginecologo ma quando si tratta di conseguenze del tumore o delle relative terapie, i punti di riferimento si allargano anche perché spesso la donna non ha il coraggio di parlarne con l’oncologo. Secondo le stime dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica, solo il 10% delle pazienti ne parla con il medico. “Noi dermatologi siamo spesso chiamati in causa per alcune problematiche particolari: l'atrofia, la comparsa di sintomi come il prurito, l'assottigliamento, la facilità all'infiammazione, la ripresa difficile dopo infezioni locali (candida, trichomonas, Herpes) – racconta Maria Concetta Pucci Romano, Specialista in Dermatologia e Presidente del Board Il Corpo Ritrovato. Inoltre, questa zona può essere sede di alcune malattie dermatologiche: Psoriasi, Dermatite atopica, Dermatite seborroica, Lichen Sclero-atrofico”.

Gli effetti delle aromatasi. Una donna ammalata di cancro e sottoposta a chemioterapia in età fertile, va in menopausa precoce in un'altissima percentuale di casi. Non solo: “In caso di cancro della mammella ormono-dipendente, oltre alla chemioterapia tradizionale e alla radioterapia, per aumentare la sopravvivenza e scongiurare il rischio metastatico, viene prescritta una terapia orale con farmaci detti Aromatasi, che distruggono tutti i depositi e le produzioni di estrogeni, azzerandone la presenza- spiega Pucci Romano. Questo ‘ombrello’ terapeutico, indubbiamente salva vita, va preso per un numero cospicuo di anni ma per le donne le aromatasi sono un nemico subdolo e cattivo: alopecia androgenetica, secchezza cutanea, peluria, sconvolgimento della mucosa genitale sono gli effetti collaterali più frequenti. Ma anche artralgie, facilità a prendere peso, umore non proprio dei migliori. E spesso questo accade in età ben lontana dalla vecchiaia” prosegue l’esperta.

Quali disturbi. Secondo i dati dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica, il 70% delle donne con tumore del seno, va incontro ad atrofia vaginale in seguito alle terapie ormonali utilizzate per combattere la malattia. E il problema interessa tutte le pazienti operate per cancro dell’ovaio proprio a causa della rimozione dell’organo. Anche la chemioterapia e la radioterapia possono determinare questo tipo di problemi. “La chemioterapia – spiega Gabriella Fabbrocini, professore associato di dermatologia e venereologia presso l’Università di Napoli Federico II e responsabile dell’ambulatorio ‘Il corpo ritrovato’ - stimola la xerosi, cioè epidermide secca e arida ma questo avviene sia nella cute che a livello delle mucose come quelle genitali. Nelle donne in menopausa operate di tumore alla mammella in cui il livello di ormoni è alterato diventa ancora più evidente con vulvodinia e limitazione della vita sessuale. Negli uomini ma anche nelle donne ci possono essere poi frazioni micotiche o batteriche” conclude Fabbrocini.

I rush cutanei. Proprio come avviene sulla pelle di viso e corpo, in seguito alle terapie oncologiche possono comparire dei rush cutanei anche nelle zone intime. “Nel caso degli inibitori Egfr – spiega Fabbrocini - il Rush cutaneo si può localizzare anche se occasionalmente a livello genitale e nelle zone pilifere di questa area ma è il prurito il sintomo più fastidioso e la paura di svelare all’altro zone intime non integre che può essere invalidante per la vita sessuale”.

Il laser che stimola il collagene. Finora le uniche terapie disponibili erano rappresentate dai trattamenti ormonali che, però, non si possono utilizzare nelle donne che hanno avuto la diagnosi di tumore per l’alto rischio di favorire una ricomparsa della malattia. Altre soluzioni sono i gel lubrificanti, che però hanno un’efficacia solo a breve termine (infatti da un’indagine è emerso che meno del 45% si ritiene soddisfatto di questo rimedio). Ma oggi sono disponibili nuovi strumenti come l’uso del laser che consente di trattare in modo efficace l’atrofia vaginale, presente in più del 50% delle donne in menopausa e, soprattutto, nelle pazienti oncologiche. L’uso dei laser viene considerato efficace perché agiscono stimolando direttamente il collagene, che nel corso della menopausa si indurisce e perde spessore.

Il laser CO2. “Il collagene riacquista la capacità di produrre muco e la vagina torna all’elasticità originaria e ad essere lubrificata come prima della menopausa” spiega Paolo Scollo, direttore di ginecologia dell’Ospedale Cannizzaro di Catania. Un particolare strumento, il laser CO2, è adatto anche alle pazienti oncologiche perché ha una sonda più piccola rispetto a quella utilizzata per le ecografie endovaginali. Sono previste tre sedute, una al mese, di circa 10 minuti. “Il nuovo campo di applicazione di questi strumenti – continua Scollo - è proprio in queste pazienti, spesso giovani e in menopausa indotta dall’intervento chirurgico, dalla chemioterapia, dalla terapia ormonale o dalla radioterapia”.

Lo studio. Presso l'Ospedale Cannizzaro di Catania è stato condotto uno studio pilota su 35 pazienti oncologiche per la valutazione del collagene dopo il laser: "Lo studio, che è stato pubblicato sul Journal of Clinical Oncology, ha dimostrato che, grazie al laser, lo spessore del collagene è triplicato. Inoltre, abbiamo condotto anche un questionario sulle pazienti a distanza di 6 mesi e poi di un anno e mezzo per valutare il loro grado di soddisfazione. Il punteggio ottenuto è stato dell'80% ed è stato confermato anche dai risultati delle biopsie condotte” prosegue Scollo. Da questo studio ha preso il via la campagna nazionale ‘Femilift per la qualità della vita della paziente oncologica’, presentato nel marzo scorso al Ministero della Salute. Un altro campo d’applicazione di questo laser è nella distrofia vulvare in particolare nelle pazienti anziane e in quelle oncologiche: “Si tratta di un disturbo che provoca bruciore, prurito, pelle poco sensibile ed il laser funziona benissimo – dichiara Scollo. Proprio sull’efficacia in questo campo è in corso un altro studio internazionale in cui l’Ospedale Cannizzaro di Catania fa da capofila. Alla ricerca partecipano anche i dipartimenti di ginecologia dell’ospedale di Tel Aviv e di Buones Aires”.  

I detergenti giusti. Ma cosa fare nella vita di tutti i giorni per attutire questi disturbi? “Detersione della zona con saponi delicati privi di parabeni, siliconi, ma anche di inutili disinfettanti che non fanno altro che alterare ulteriormente l'equilibrio locale – suggerisce Pucci Romano. “Buoni gli oli a risciacquo, umettanti, con componenti grasse di provenienza vegetale (jojoba, karatè, zucca, olio di oliva) ma anche da sintesi chimica purché green (glicerina, colesterolo, glucosio, ramlosio, acido lattico) che lasciano una mucosa morbida e umida”.

Cosa evitare. L'uso di gel lubrificanti che vanno applicati internamente ha fatto nascere un mercato fittissimo di prodotti che promettono idratazione, lubrificazione, facilità ai rapporti sessuali. Ma funzionano davvero? “La maggior parte di essi è purtroppo un trionfo di chimica cattiva (vaselina, paraffina, PEG e molto altro) – avverte Pucci Romano che aggiunge: “Come presidente di Skineco, associazione scientifica che auspica la Ecodermocompatibilità dei prodotti che vengono a contatto con la pelle e le mucose, non posso che sconsigliare vivamente questi prodotti. Di essi viene decantato il principio attivo (acido ialuronico, oli vegetali, aloe, etc) che è sicuramente valido e affine, ma i veicoli che li trasportano nella sede destinata (vulva e vagina) sono quasi sempre di pessima qualità”.

La biancheria intima. Anche la scelta di biancheria intima corretta e dermocompatibile è importante. “Come Skineco – racconta Pucci Romano - abbiamo fatto uno studio sul cotone. I risultati sono stati inquietanti: la presenza di sostanze contaminanti usate per vari motivi, dalla filatura alla colorazione, era decisamente alta. E non abbiamo testato campioni da bancarella o di provenienza cinese, ma prodotti di marca”. Un report è stato particolarmente preoccupante: la presenza di sbiancanti ottici (come Formaldeide, Perclorati, Perossidi) usati per rendere bianco il cotone si manteneva attiva nei tessuti fino a dopo 10 lavaggi. Gli esperti Skineco hanno anche analizzato mutande raccomandate per problemi ginecologici, il cui tessuto è intersecato a fibre di argento (decantate come “antiinfiammatorie”) che nei test condotti ha dimostrato un livello altissimo di citotossicità, ovvero di morte cellulare.

I detersivi. Per finire, attenzione va riservata anche ai detersivi con cui si lava la biancheria intima e in particolare modo agli ammorbidenti che, essendo a base di sali di ammonio quaternario, sono difficili da sciacquare e rimangono nei tessuti a lungo. “Quel ‘morbido e profumato’ che tanto seduce, si ripropone con gli umori della mucosa che in qualche modo li riattiva. E questo non è affatto salutare per l’equilibrio fisiologico, compreso il microbiota, della mucosa genitale” conclude Pucci Romano.

Fonte: Repubblica